Questo libro di Zygmunt Bauman, occorre dirlo subito, non è facile da leggere. Bauman non è un divulgatore ma un filosofo, il quale espone quì i suoi concetti utilizzando un linguaggio che necessita di una buona masticazione prima della digestione, nonchè una buona quantità di “armi culturali” da parte del lettore. Numerosissime sono le citazioni e le fonti che vengono menzionate, usando sempre un linguaggio forbito ed elaborato.
Ma quando si mette a fare esempi pratici e “ridiscende tra di noi” è semplicemente fulminante.
Due dei concetti più interessanti che vengono a più riprese ribaditi dall’autore sono quelli del tempo “puntinizzato” e della mercificazione di ogni cosa, persino dei sentimenti e di noi stessi.
Con la “puntinizzazione del tempo si intende il concetto di pensare solo ed esclusivamente al presente, considerando il passato come un inutile fardello di cui liberarsi ed il futuro come una cosa che praticamente non c’è e quindi non vale la pena di programmare nulla a lungo termine. Si vive praticamente in un insieme di brevi istanti quasi staccati tra di loro, come fossero appunto tanti piccoli o piccolissimi “presenti”.
Ecco quindi perché tutto ciò che è vecchio, sia esso una persona che un esperienza lavorativa o un oggetto, deve essere scartato poiché inutile ed anzi d’ostacolo al pieno godimento del presente. Ecco quindi perché nel lavoro, nella vita di tutti i giorni e nei rapporti con le altre persone non si fa più nulla o quasi in previsione di un futuro anche vicino, perché esso non esiste: tutt’ al più può essere pensato come un “presente” che sta arrivando. Tanto più il tempo viene spezzato in “puntini” via via più brevi, tanto più la nostra condotta di vita diviene frenetica. Nei rapporti sociali si guarda solo alla quantità e non alla qualità, tenendosi in perenne contatto con una marea di interlocutori ma senza avere un vero rapporto di amore od amicizia con nessuno di essi (meno social network e più serate nei pub con gli amici, date retta!)
Il concetto di mercificazione è più comprensibile, ma in ogni modo consiste nel voler considerare alla stessa stregua di una qualsiasi merce QUALSIASI cosa che noi abbiamo o possiamo offrire, sia essa la nostra capacità lavorativa, la nostra personalità, il nostro corpo o i nostri sentimenti. Ci mettiamo sul mercato e pur di guadagnare soldi offriamo tutto di noi. Una volta c’era (e pure oggi) la pornografia “classica”, ora c’è la “pornografia dei sentimenti”: Panni sporchi che si lavano in pubblico pur di avere il nostro quarto d’ora di celebrità, “Grandi Fratelli” di tutto. Oppure si cerca l’anima gemella nel cyberspazio, ché tanto se non ti piace puoi sempre scollegarti e chi si è visto si è visto, senza quasi considerare che l’altro interlocutore è un essere umano e non un video o una bella foto. Sentimenti in vendita. Facile così… quasi avessimo paura di vedere una persona faccia a faccia, perchè mentre tu la guardi e la studi, questa sta facendo lo stesso con te e ciò ti mette a disagio, disabituati come siamo ormai a normali e reali rapporti interpersonali. Si cerca il tipo fatto così e cosà, che corrisponda alle tue esigenze (come un prodotto da prendere al supermercato), e ci stai insieme fino a quando ti va. Una volta consumato il rapporto ed essendosi tolti tutte le soddisfazioni, si prende e si cambia, come un’auto o un telefonino che non piacciono più.
Per concludere, questo di Zygmunt Bauman non di rado risulta duro da leggere, ma riserva molte piacevoli sorprese, e sfogliandolo con calma lascia il segno oltre ad offrire numerosissimi spunti di riflessione.
Consumiamo ogni giorno senza pensare,
senza accorgerci che il consumo sta consumando noi
e la sostanza del nostro desiderio.
E’ una guerra silenziosa e la stiamo perdendo.
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